Risorse multipotenziale vs alto potenziale: su chi dovrebbe puntare l’azienda di domani?

Persone multipotenziale vs alto potenziale: su chi deve puntare l’azienda di domani?

Il completamento e la diffusione definitiva della quarta rivoluzione industriale (da molti definita anche con i nomi di Smart Manufacturing o Industria 4.0), prevede una nuova era nella quale le aziende trovano nell’innovazione tecnologica la giusta risposta alle sempre crescenti necessità di efficienza, riduzione dei costi di produzione e miglioramento della qualità del lavoro e dell’organizzazione.

LEGGI ANCHE: Come inizia l’innovazione? Con una domanda!

Sino a pochi anni fa, le figure manageriali e di middle-management sono state chiamate a guidare la trasformazione digitale delle aziende, puntando tutto sulle persone ad alto potenziale.

Solo negli ultimi anni si sta facendo strada una nuova modalità di valutazione delle risorse aziendali basate su un nuovo paradigma: le risorse con multipotenziale.

Ma prima di andare a vedere con maggior dettaglio di cosa si tratta, facciamo un piccolo passo indietro e vediamo chi sono le persone ad alto potenziale e perché le aziende hanno puntato (e puntano tuttora) molto su di esse.

Persone ad alto potenziale: definizione e caratteristiche

Premetto che la gestione delle risorse umane non fa parte del mio bagaglio tecnico di conoscenze, ma credo di poterne parlare in maniera più o meno oggettiva, dopo quasi 30 anni di esperienza nel lavoro dipendente.

Nell’ambito delle risorse umane, l’analisi e la trasformazione delle organizzazioni molto spesso è affidata alla teoria delle 3P: posizione, prestazione, potenziale.

In tutte le aziende è sempre presente una organizzazione; essa può essere più o meno esplicita, più o meno definita, principalmente verticale o principalmente orizzontale, ma l’obiettivo di trasformare input in output è l’obiettivo principale e il fine ultimo (ok, in realtà l’ultimo obiettivo è quello di generare ricchezza e guadagnare denaro, ma possiamo comunque definire questo obiettivo come l’ultimo output di lunga una serie). Per poter definire eseguire questa trasformazione di input in output è comunque necessario fissare obiettivi, modalità, tempistiche e gerarchie; per fare tutto questo ci viene in aiuto la descrizione dell’organizzazione aziendale e dei ruoli/posizioni.

Una volta definite le posizioni e scelto chi le deve ricoprire, il secondo passo è quello di misurare le prestazioni, ovvero l’efficacia con cui la risorsa esegue il suo ruolo e con quali risultati ha partecipato agli obiettivi prefissati dall’azienda. Le principali aree di valutazione delle prestazioni sono le performance, le capacità ed i comportamenti.

Ed ecco che entra in gioco la terza ultima P, ovvero il potenziale. Per potenziale si intende la capacità che una risorsa esprime (o potrebbe esprimere) nello svolgimento del proprio ruolo. A differenza della valutazione delle prestazioni (che guarda al passato, ovvero a ciò che si è fatto e come), il potenziale guarda al futuro, cioè guarda a cosa la risorsa potrebbe essere in grado di fare nel medio-lungo periodo. L’analisi del potenziale, se eseguita correttamente (e, aggiungo io, in modo oggettivo) porterà alla luce due macro situazioni:

  1. La presenza di gap negativo (ovvero risorse che hanno espresso risultati inferiori al potenziale atteso)
  2. L’indicazione di avere a che fare con una risorsa ad alto potenziale che andrà opportunamente stimolata, motivata e valorizzata.

Da una persona ad alto potenziale ci si aspetta dunque un tempo di apprendimento più veloce, essere in grado di fare la differenza in azienda, mettere a disposizione le proprie competenze e stimolare la crescita dell’intero team. In altre parole, una risorsa ad alto potenziale è una persona preparata nel suo dominio, con capacità superiori alla media, con doti empatiche e relazionali che le permettano di poter lavorare proficuamente in team e in grado di alzare sempre più l’asticella, aumentando le proprie capacità e competenze.

Le risorse ad alto potenziale serviranno ancora in futuro?

La mia (personalissima) risposta a questa domanda è: sì, ma non per molto tempo ancora. Ritengo infatti che la trasformazione del mondo del lavoro in questo momento storico sia accelerata dal grandissimo impatto della tecnologia e dell’innovazione tecnologica. Abbiamo tutti sentito parlare di robotica, di automi che sostituiranno l’uomo in molte attività manuali o ripetitive e – soprattutto – dell’impatto che sta avendo l’intelligenza artificiale nella società (e di conseguenza anche nel mondo nel lavoro).

Possiamo quindi immaginare che, entro un tempo breve o medio, una macchina possa far meglio di un essere umano per quanto riguarda attività non creative, ripetibili e con competenze riproducibili? Anche in questo caso la mia risposta è sì, e da qui viene la personale convinzione che in un prossimo futuro i ruoli chiave aziendali dovranno essere affidati principalmente a risorse multipotenziale.

Persone multipotenziale: ecco chi sono

Per multipotenzialità si intende la capacità delle persone nel riuscire a coltivare ed eccellere in vari settori, dotate di forte curiosità e creatività. Di fatto un multipotenziale è l’esatto opposto di uno specialista.

Il concetto di multipotenzialità è abbastanza recente: sebbene se ne parli dagli anni 70 nel mondo della psicologia e dell’educazione (concetto spesso associato a quello dei gifted children, ovvero i bambini particolarmente dotati), solo a partire dagli anni 90 è iniziato un reale interesse verso questo tipo di persone.

Nel 2010 Tamara Fisher (si occupa di educazione di bambini dotati) ha dato una delle prime definizioni di multipotenzialità, ovvero la caratteristica di alcune persone nell’avere vari talenti, ognuno potenzialmente sviluppabile fino a sfociare in una vera e propria carriera (se vuoi approfondire l’argomento a questo link puoi trovare un suo articolo dal titolo “Multipotentiality-Unwrapping the Gifted“).

Ma la reale esplosione di questo concetto a livello mondiale si è avuta solo nel 2015, quando Emilie Wapnick ha tenuto un discorso al Ted Talk dal titolo “Perché alcuni di noi non hanno un’unica vera vocazione”, ampliando il significato di multipotenzialità verso le persone che non hanno una singola vocazione ma molti interessi e occupazioni creative. Durante il suo intervento le persone multipotenziali sono state definite puttylike, polymath, scanner o Renaissance person. Altre simpatiche definizioni, seppur meno formali, sono Jack of all trades (potrebbe essere tradotto in italiano con il termine “tuttofare”) e la mia preferita master of none (“esperto di nulla”).

Se sei interessato/a a vedere l’intero discorso al Ted Talk qui sotto puoi trovare il video (in lingua inglese, ma sottotitolato in italiano).

 

Le persone multipotenziali hanno aspetti in comune che possono essere riassunte principalmente in questi punti.

1. Sono persone curiose

È il carburante della loro vita, e la loro curiosità consente di avere un profilo professionale composito e pieno di esperienze anche molto diverse tra loro. Grazie alla loro proverbiale curiosità i multipotenziali sono in grado di espandere conoscenze e abilità in più direzioni, anche in virtù della loro capacità di apprendere rapidamente.

2. Sono persone creative ed adattabili

Grazie al fatto che il loro obiettivo principale è quello di ottenere la maggior quantità possibile di nozioni sugli argomenti più diversi, i multipotenziali riescono a sintetizzare le loro idee e esperienze producendo soluzioni creative in forme anche molto diverse tra loro: idee, progetti, modalità di analisi, prodotti, ecc. La possibilità di essere creativi è una vera e propria esigenza; Emilie Wapnick li definisce come “People with many passions, skills, and creative pursuits”.

3. Sono divergenti

I multipotenziali seguono un personalissimo percorso che tende a diversificarsi nel tempo. I percorsi logici prestabiliti sono vietati, e anche se spesso quel che fanno o pensano può sembrare assurdo alla fine raggiungono il loro obiettivo.

4. Sono discontinui

Questo, oltre ad essere una caratteristica, può anche essere considerato come un difetto. Un multipotenziale ha una continua necessità di passare da una attività ad un’altra, anche in virtù del fatto che avendo una moltitudine di interessi deve riuscire a “nutrire” un po’ tutto, almeno finché non arriverà il giorno in cui reputerà di aver conosciuto quanto basta e passerà ad altro. Per ovviare a questa situazione molte persone multipotenziali sviluppano un’ottima capacità di gestire il proprio il tempo, in modo tale da poter fare più cose possibili nel tempo a loro disposizione.

5. Sono sempre in movimento

Ma questo non significa che fanno tante cose tutte insieme, ma che hanno bisogno di fare cose diverse, una sorta di frenesia nello spostarsi tra varie attività.

6. Sono affamate di sapere, conoscenze e competenze

Caratteristica specifica delle persone multi potenziali è quella voler conoscere e frequentare persone anche molto diverse da loro (per interessi, ceto sociale, capacità, ecc.). Inoltre i multi potenziali hanno la necessità di mettersi continuamente alla prova, dimostrando la propria adattabilità anche su attività su cui non hanno nessuna esperienza pregressa o conoscenza.

Se vuoi approfondire il tema a questo link puoi trovare il blog di Emile Wapnick (in inglese).

Quali sono i lavori più adatti a un multipotenziale?

Se stiamo parlando di posizioni e di ruoli, quale può essere il lavoro più adatto ad un individuo multipotenziale? Prima di tutto bisogna assicurarsi che il multipotenzialite ne abbia coscienza e sia riuscita ad accettare questa sua caratteristica. È quindi necessario che la persona abbia fatto pace con il proprio passato e che sia riuscita a trovare il filo conduttore che possa portarla a raggiungere risultati tangibili e dimostrabili. L’accettazione della propria multipotenzialità è necessaria per poterla sfruttare in modo positivo durante le attività lavorative; spesso i multipotenziali non sono visti di buon occhio in quanto persone ritenute poco specializzate, o – peggio ancora – non in grado di avere una idea chiara di cosa sono, cosa vogliono essere o diventare. Ma il punto chiave è proprio qui: un multipotenziale non vuole essere qualcosa di preciso perchè ambisce a poter essere qualsiasi cosa.

Poi è importante che l’organizzazione permetta di integrare i suoi molteplici interessi nel lavoro da compiere o negli obiettivi da perseguire, senza forzare una strada predefinita altrimenti il multipotenziale sentirà soffocata la sua creatività. Un multipotenziale è dunque la figura ideale per lavorare in modalità “smart working”, ovvero per obiettivi: non dev’essere importante il come raggiungerli, ma il fatto stesso di riuscire a fare centro nei tempi prestabiliti.

Altra caratteristica da soddisfare è quella di non avere un unico tipo di lavoro, ma diverse tipologie e possibilmente molto differenti tra di loro. Ricordi la caratteristica che ti ho descritto prima sul fatto che i multipotenziali si annoiano facilmente?

Inoltre bisogna prendere in considerazione il fatto che difficilmente un multipotenziale accetterà di fare lo stesso lavoro per più di qualche anno, quindi sarà necessario prevedere cambi di ruolo e di dominio abbastanza ripetuti nel tempo.

Conclusione

Siamo arrivati alla fine e ti ho raccontato la mia opinione sulle persone multipotenziale; e tu cosa ne pensi? Sentiti libero di esprimere la tua opinione nei commenti qui sotto.

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto