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Black Hat SEO: tecniche e rischi

Con il termine Black Hat SEO si intende l’insieme di pratiche che sfruttano le peculiarità degli algoritmi utilizzati dai motori di ricerca per ottenere vantaggi di posizionamento, a discapito della cosiddetta White Hat SEO.

Lo scopo dei motori di ricerca è quello di fornire, all’utente che esegue una certa richiesta, i risultati migliori in termini di pertinenza e di intento di ricerca.

Conoscendo alcune regole di funzionamento dei motori di ricerca, tramite la Black Hat SEO è dunque possibile tentare di ingannarli creando dei contenuti ad-hoc che non sono fatti per l’utente finale, ma solo ed esclusivamente per ottenere un miglior ranking.

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La White Hat SEO persegue invece l’obiettivo del posizionamento sui motori di ricerca tramite:

  • l’implementazione delle linee guida ufficiali di Google
  • la creazione di contenuti originali e di qualità
  • l’ottimizzazione on-page
  • l’utilizzo di dati strutturati

Un esempio di Black Hat SEO

Facciamo un esempio: tutti sappiamo che i motori di ricerca leggono e scandiscono i contenuti di un sito web cercando di capire l’argomento di cui tratta la pagina e la presenza di eventuali parole chiave (keywords).

Se le parole chiave sono inserite nel contenuto in maniera naturale, senza forzature e in quantità ragionevole stiamo parlando senza di dubbio di una ottimizzazione seo on-page che ricade nelle tecniche white hat.

Ma se invece forziamo l’utilizzo ripetuto delle parole chiave in quantità esagerata (keyword stuffing), oppure forziamo la presenza di parole chiave non leggibili dall’utente (ad esempio utilizzando del testo in colore bianco su sfondo bianco) allora stiamo utilizzando una o più tecniche Black Hat SEO.

Il vigore di un Jedi scaturisce dalla Forza, ma attento al Lato Oscuro! Rabbia, paura, violenza: sono loro il Lato Oscuro! Veloci ti raggiungono quando combatti! Se anche una sola volta la strada buia tu prendi, per sempre essa dominerà il tuo destino! (Guerre Stellari)

 

Black hat vs white hat

black hat vs white hatBlack hat significa testualmente “cappello nero”, ed è una metafora utilizzata in ambito informatico per identificare gli hacker che sfruttavano le loro conoscenze tecniche per commettere reati o per ottenere vantaggi economici.

I black hat si contrapponevano ai white hat (“cappello bianco”), che erano invece hacker il cui fine era quello di studiare e di identificare falle nei sistemi informatici per correggerle e rendere più sicure le applicazioni o i siti web.

In tempi più recenti, la stessa terminologia è stata associata anche a chi si occupa di SEO.

La metafora deriva dal mondo dei film western, dove il cappello nero era indossato dai cattivi, mentre il cappello bianco era tipicamente utilizzato dai buoni.

I rischi nell’utilizzo di pratiche Black Hat

Molto spesso le pratiche di Black Hat SEO restituiscono risultati in brevissimo tempo, ma come rovescio della medaglia dobbiamo mettere in preventivo che i benefici non durano nel tempo.

Utilizzare tecniche di Black Hat SEO è molto rischioso, e si rischiano penalizzazioni dovute alle contromisure che i motori di ricerca mettono in campo sempre più frequentemente.

A partire dal 23 settembre 2016, Google ha annunciato che Penguin 4.0 fa parte del suo algoritmo core, e dunque funziona in tempo reale.

A seconda della gravità, si può andare dalla penalizzazione nel posizionamento sui motori di ricerca (perdita di ranking), alla deindicizzazione della pagina incriminata. Nei casi più gravi si può arrivare anche a subire la deindicizzazione dell’intero sito web.

Le principali tecniche black hat

Nelle sue Norme per la qualità, Google esplicita le principali tecniche di Black Hat SEO da evitare:

  • Contenuti generati automaticamente
  • Partecipazione a schemi di link
  • Creazione di pagine con assenza o scarsa presenza di contenuti originali
  • Cloaking
  • Comandi di reindirizzamento non ammessi
  • Testo o link nascosti
  • Pagine doorway
  • Appropriazione di contenuti
  • Partecipazione a programmi di affiliazione senza apportare un sufficiente valore aggiunto
  • Caricamento di pagine con parole chiave irrilevanti
  • Creazione di pagine con comportamento dannoso, ad esempio di phishing o che installano virus, trojan o altro badware
  • Utilizzo illecito del markup dei rich snippet
  • Invio di query automatizzate a Google

Conclusione

Come avrai potuto capire dalla lettura di questo articolo, le tecniche di Black Hat SEO sono pericolose e si rischia una seria penalizzazione. Il mio consiglio è di non farsi tentare dai facili e veloci risultati ma piuttosto implementare una strategia che porterà i risultati nel posizionamento del sito web in maniera più lineare e duratura.

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